Crisi, mutui e pignoramenti : continuano le difficoltà |
| Lunedì 27 Ottobre 2008 00:00 |
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II numeri del Censis e dell’Antitrust parlano chiaro: mezzo milione di persone titolari di un mutuo sono a rischio di insolvenza, anche se poi - nel concreto - ogni anno solo 36 mila ci finiscono davvero dentro. Crisi economica, tassi schizzati alle stelle: chi ha scommesso su un mutuo a tasso variabile negli ultimi 4 anni ha finito per mangiarsi le mani perchè per qualcuno il peso delle rate è addirittura raddoppiato. E così ci si arrangia come si può : contraendo le altre spese (alimentari, abbigliamento, vacanze) perchè , per dirla con le parole di un dirigente di Bankitalia, “la casa resta il valore di riferimento degli italiani e piuttosto che sopportare l’umiliazione di vedersela portar via, si affronta qualunque tipo di sacrificio”.
L’ultimo rapporto di Unicredit Banca per la Casa afferma che gli italiani continuano a sottoscrivere finanziamenti per gli immobili quasi allo stesso ritmo dell’anno scorso. Solo che oltre il settanta per cento dei contratti è a tasso fisso: tre anni fa la situazione era rovesciata. È evidente che non si crede più nella moderazione dei tassi. Ma chi è rimasto intrappolato, cosa può fare per uscirne? In questi mesi, gli italiani stanno ricevendo una lettera che fa seguito all’accordo sottoscritto dal Ministro Tremonti e dall’Abi: le banche informano i clienti che possono “rinegoziare” le condizioni del mutuo scegliendo di pagare, a partire da gennaio 2009, il tasso fisso di interessi applicato, in media, nel 2006. Un bel regalo, visti i livelli vantaggiosi di quell’anno. Le rate diventano subito meno pesanti (anche del 20 per cento) ma la durata dei mutui si allunga. Il cliente gode di un beneficio immediato, ma peggiorano le condizioni a lungo termine. Le banche, infatti, accantonano gli interessi per farli pagare in un secondo momento. Così , se i tassi continuano a crescere, il debito si può trascinare per un tempo lunghissimo. Un problema sottolineato anche dal Presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà , mentre l’Associazione Altro consumo ha realizzato alcune simulazioni: “In alcuni casi - per mutui ventennali da 100 mila euro - una estensione di 5 anni delle rate può voler dire un esborso aggiuntivo di 20 mila euro. Ma in altri casi può andare molto peggio”. Un rischio che in molti devono aver fiutato, visto che - secondo le stime provvisorie dell’Abi (c’è tempo fino al 29 novembre per decidere ) - sono solo 20mila coloro che si sono interessati a questa soluzione (i titolari di un mutuo sono 3,6 milioni ). Una soluzione alternativa è la portabilità del mutuo voluta dall’ex ministro Bersani e in vigore da oltre un anno. Ma riuscire a mollare la propria banca per accendere un mutuo presso un’altra a condizioni più vantaggiose “senza oneri” come dice la legge non è semplice. Ci sono riusciti solo 8 mila italiani. Gli altri finiscono per scoraggiarsi di fronte alle difficoltà e ai costi. Infatti il ruolo retribuito (tra gli 800 e i 1000 euro) dei notai per il passaggio delle pratiche da una banca all’altra è tuttora diffusissimo e gli Istituti - di regola - accettano di accogliere un transfuga solo se porta in dote un residuo di almeno 50mila euro. Inoltre, nella maggioranza dei casi la nuova banca chiede al cliente di stipulare una polizza scoppio incendio nuova di zecca e spesso con una compagnia di fiducia. Richiesta sensata, certo, perchè la vecchia polizza magari periziava l’immobile per un numero inferiore di anni. Però un problema in più per il cliente in difficoltà nell’incerto tentativo di recuperare quanto già versato. Insomma, nessuna sorpresa se - nonostante l’onerosità crescente dei tassi - gli italiani spesso lasciano le cose come stanno. O, al limite, contrattino qualche modifica migliorativa in forma privata con la propria banca. |


